Perchè amo tanto ballare con Camila?
- juriycamilatango
- 3 days ago
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Updated: 2 days ago
Perchè il suo corpo ha un peso.
Okay, non prendetela a male. Non sto facendo body shaming. Non sto dicendo che è grassa.
Non lo intendo nemmeno in senso tecnico. Si sa che nel tango avere un peso è importante. E' importante la presenza, è importante restare a pavimento, ancorati al suolo e non volare via sballottolati come una piuma.
Ma io voglio dire un'altra cosa ancora.
Quello che intendo è che il corpo di Camila ha un peso intrinseco alla danza stessa.
È un corpo che conta, che chiede il suo spazio, che determina la danza, a cui entrambi diamo importanza e a cui lei dà importanza, che io lo voglia o no.
È prima di tutto un corpo che abbraccia, e che fa dell’abbraccio la sua esigenza inderogabile. A volte è un abbraccio accogliente, a volte è un abbraccio furioso, tonico, da cui non si può prescindere. Posso anche credere di essere io a decidere tutto. Posso anche scegliere i passi da fare. Ma solo un illuso potrebbe pensare di non essere condizionato dalla presenza dell’altro, dalla sua fisicità, dello spazio che occupa e dalla sua volontà carnale.
Quello di Camila è poi un corpo musicale, ha i suoi tempi, il suo ritmo, a volte è lento e flemmatico, a volte è rapido come un fulmine.
È anche un corpo muscolare, fisico, a volte si arrende al contatto, altre volte è un fascio di nervi, da cui traspaiono le emozioni della giornata. A volte i muscoli della schiena aderiscono alla mia mano, a volte si rilassano lasciando spazio alla pelle.
Mi ricorda costantemente che mentre balliamo non siamo solo mente. Mentre balliamo siamo corpo.
Andammo in pista e io l’abbracciai, rapido, come uno che non vuole perdere tempo.Lei invece si fermò di colpo. Alzò le mani lentamente, per cercare la mia spalla. La sua era una calma intransigente. Poi fece un lungo respiro, profondo, largo, e solo allora, delicatamente, affondò nel mio abbraccio. Poi ispirò di nuovo, e ad ogni respiro che dava io sentivo che si lasciava stringere sempre di più, finché io stesso non mi lasciai andare e la abbracciai sul serio, non come uno che vuole ballare e sa farlo, non era così; non era nemmeno l’abbraccio di un professionista o roba del genere. Era l’abbraccio che dai quando la persona che ami sta per prendere il treno e sai che non la vedrai mai più. Così era quell’abbraccio. E mentre eravamo lì, fermi, e io sentivo nella mano destra il calore della sua pelle e i muscoli della spalla ben collocati per il ballo, pensai: «questa è la prima volta che abbraccio davvero qualcuno.»
Dal romanzo: Milano come Buenos Aires
Juri.





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